Il libro

15/02/2010 at 15:56
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Gli affannati eredi di Gutenberg e gli equivoci pionieri di Google, i social network che hanno eletto Obama e i tecnocrati che decidono come leggeremo nel futuro. Stiamo costruendo l’informazione senza carta o il giornalismo senza informazione?

Il “Los Angeles Times” ha dichiarato bancarotta prima di essere salvato, il “Washington Post” resiste a malapena, ovunque le redazioni chiudono, quotidiani con secoli di storia alle spalle ormai vivono alla giornata. E se fino a qualche tempo fa il web, potente vetrina promozionale, sembrava loro un utile alleato, oggi infuria una guerra senza quartiere tra chi vuol mettere ogni notizia a portata di clic e chi vuole proteggere contenuti di qualità faticosamente prodotti.

Intanto monta l’onda del giornalismo “dal basso”, con i lettori che chiedono di partecipare in maniera sempre più attiva al flusso delle notizie: un cinguettio di Twitter, un link condiviso su Facebook, l’inchiesta fai da te di un blogger, le news di un aggregatore sono ormai più fruibili del classico quotidiano.

È l’Apocalisse? In un certo senso sì, come dimostrano Massimo Gaggi e Marco Bardazzi in questa disamina ricca di aneddoti e acuminata nell’analisi. Ma ciò non significa che non si possa ripensare e reinventare il giornalismo, nell’ era di vetro che ci sta regalando un’informazione più trasparente ma più fragile. Perché l’informazione del futuro è già pronta a risorgere da ceneri tutt’altro che spente.

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