NEW YORK, 11 SETTEMBRE 2001

Alcuni miei servizi ANSA scritti l'11 e 12 Settembre 2001
(11 SETTEMBRE - FINE MATTINA)

AL WTC, TRA LACRIME E CORPI CHE VOLANO

(di Marco Bardazzi)
(ANSA) - NEW YORK, 11 SET - Fantasmi bianchi di polvere,
in lacrime, si aggirano nelle strade del cuore finanziario del
mondo. Alle loro spalle, il fumo copre la ferita piu' profonda
che New York potesse subire: le Torri Gemelle non esistono
piu', sono divenute un enorme tomba di metallo, detriti e vetro
sotto al quale sono sepolte centinaia, forse migliaia di vittime.
Grida, pianti, fughe, sirene, panico generale: la parte
meridionale di Manhattan e' ridotta come neppure i piu'
catastrofici tra gli scrittori e gli sceneggiatori di Hollywood
erano mai riusciti a immaginarla.
''Ho visto corpi che volavano giu' dalle torri, mentre la
gente urlava'', dice tremando un impiegato, John Axisa. In tanti
descrivono la stessa scena, quella delle persone che volano
dalle finestre e cadono al suolo, tra le urla dei presenti.
I paragoni per cercare di descrivere l'effetto delle
esplosioni si moltiplicano. C'e' chi parla di una scena analoga
a quella di un tornado, chi evoca il terremoto. Solo l'orrore
della carneficina di Pearl Harbor sembra riuscire a rendere
l'idea delle emozioni e del terrore che ha colpito Manhattan,
all'inizio di una giornata di lavoro come le altre.
Ogni giorno 50.000 persone andavano al lavoro nelle Torri del
World Trade Center. Altre migliaia di turisti le prendevano d'
assalto, per recarsi al ristorante panoramico e soprattutto sul
grande terrazzo che dominava la baia. Anche oggi i turisti erano
gia' in fila alle casse dell'osservatorio amato dai bambini: un
biglietto, una corsa sui velocissimi ascensori, su verso 'il
tetto del mondo', come era battezzata una delle attrazioni piu'
celebri di New York.
Ma alle 8:45 e' cominciato l'impensabile. ''Ero con il mio
capo al 103/mo piano, ci siamo girati e abbiamo visto arrivare
l'aereo'', racconta un uomo fuggito in tempo, ancora senza fiato
per la corsa lungo 100 piani di scale. E' iniziata una delle
piu' vaste evacuazioni della storia, ma sono molti quelli che
non ce l'hanno fatta. ''C'era gente bloccata negli ascensori'',
racconta William Rodriguez, addetto alla manutenzione.
A gruppi e da soli, in migliaia hanno lasciato i due
giganteschi edifici, in buona parte con calma e senza scene di
panico. Ma dopo che il secondo aereo si e' schiantato contro il
palazzo, l'angoscia della fuga e' cresciuta. Le autorita' non
sono in grado di stabilire quanta gente fosse ancora all'interno
quando le torri, una dopo l'altra, sono collassate.
L'intera area intorno al World Trade Center, dopo il crollo,
ha cominciato ad assomigliare ad uno scenario urbano colpito
dall'eruzione di un vulcano. Le strade fino al Greenwich Village
si sono ricoperte di un fitto strato di polvere, con migliaia di
carte che volavano nell'aria, misti a detriti e pezzi di vetro.
La polvere ha attraversato anche la baia, depositandosi sulle
strade di Brooklyn.
La gente si e' messa in coda ai telefoni a moneta per
avvertire i parenti, mentre i cellulari erano ko. Un esercito
spettrale di sopravvissuti si e' avviato a piedi verso la parte
nord della citta', mentre Wall Street si e' arresa al disastro.
Le grandi banche d'affari hanno cominciato la ricerca dei
loro impiegati: centinaia di uffici finanziari e governativi
erano ospitati nelle Torri Gemelle. La sola Morgan Stanley
possedeva 50 piani.
''Non ci sono piu', non ci sono piu'...'': ripete ora un uomo
fermo di fronte alle macerie fumanti delle Torri Gemelle. Con i
due simboli di New York e con le sue vittime, se n'e' andata
anche la voglia di vivere di una citta' che stava attraversando
una delle sue fasi storiche piu' straordinarie.
(11 SETTEMBRE - POMERIGGIO)

IL SILENZIO DOMINA UNA MANHATTAN SCONFITTA

(di Marco Bardazzi)
(ANSA) - NEW YORK, 11 SET - Dopo le grida, la paura la
fuga, il silenzio domina ora una Manhattan sconfitta e surreale.
La citta' 'che non dorme mai' e' diventata per meta' un'enorme
area pedonale, per l'altra meta' un ingorgo inestricabile di auto.
A sud della 23/a strada, scendendo verso la ferita fumante
rimasta dove fino a stamani sorgevano le torri gemelle, gli unici
veicoli in circolazione sono quelli dei soccorsi e della
polizia.

Centinaia di migliaia di persone camminano, con lo sguardo
rivolto al cielo, in strade che mai, nella storia di New York,
erano rimaste senza i tradizionali taxi gialli e il consueto
traffico privato. In una splendida giornata di sole, la nube
grigio-bianca che si leva dal World Trade Center crea uno
strano effetto di luce sulla citta', come quello di una eclisse.
L'area a sud della 23/a strada, l'intera Lower Manhattan e'
suddivisa da posti di blocco successivi: pochi sono autorizzati
a scendere oltre Houston street, pochissimi ad andare piu' a
sud di Canal street.

A City Hall, il municipio a pochi passi dalle torri gemelle la
polizia blocca tutti, giornalisti compresi. Per decine di isolati,
l'area e' coperta da un denso strato di polvere. I giardini intorno
a City Hall appaiono come in una cartolina natalizia, con le
piante imbiancate da una 'neve' sporca. Anche i celebri
scoiattoli del parco del sindaco Rudolph Giuliani si aggirano
impauriti e polverosi.
Il vento rende l'aria irrespirabile, sollevando nuvole di polvere e
costringendo poliziotti stanchi e vigili del fuoco esausti ad
indossare perennemente le mascherine.
I marciapiedi e le strade di tutto il distretto finanziario sono
costellate di fogli: atti giuridici, contratti, proiezioni di mercato.
Dalle migliaia di uffici del World Trade Center sono piovute su
New York le reliquie di una giornata di lavoro che non ha avuto
il tempo di cominciare. 'Travel destination' recita un foglio
stampato dal sito internet di Yahoo: vi si descrivono le
meraviglie dell'India, una destinazione che forse lo
sconosciuto che ha raccolto i dati non vedra' mai.
A Chinatown i vecchi non hanno abbandonato le interminabili
partite a dama cinese sui tavolini di Columbus Park.
Nella vicina Little Italy, invece, gli operai hanno interrotto la
costruzione degli stand per l'annuale sfilata di San Gennaro:
doveva essere domani, ma nessuno ha voglia di festeggiare. I
padri francescani del convento di Mulberry street hanno tolto i
festoni e si sono ritirati a pregare. I ristoranti del distretto
italiano sono tutti chiusi, eccetto il 'Napoli', dove una decina di
clienti si godono gli spaghetti all'aperto, sotto gli sguardi
perplessi e pieni di rimprovero dei passanti.

Soho e il Greenwich Village sono spettrali, con i locali chiusi
e le ambulanze dovunque. Il ponte di Brooklyn e' rimasto aperto
solo per i pedoni e centinaia di persone si recano dall'altra
parte del fiume, per guardare in silenzio, attoniti, lo
spettacolo della sconfitta di New York.
(12 SETTEMBRE - MATTINA)


MANHATTAN, UN SACRARIO ALL'APERTO
DOVE LA CITTA' E' DIVISA IN DUE

(di Marco Bardazzi).
(ANSA) - NEW YORK, 12 SET - Due piccole torri gemelle di
cartone si ergono in Union Square, la piazza dei giovani nel
cuore di Manhattan. Tutto intorno, decine di ragazzi sono
inginocchiati, pennarello in pugno, su tazebao fissati sulla
spianata della piazza con il nastro adesivo. Frasi d'amore,
parole di angoscia, disegni e candele riempiono il sacrario
all'aperto con il quale i ragazzi del Village e della New York
University e gli artisti di Chelsea gridano il loro 'no'
collettivo al terrore.
Manhattan, come la conosce tutto il mondo, oggi assomiglia
vagamente a se stessa solo a nord di Union Square e della 14/ma
Strada. Una lunga camminata mattutina, a 24 ore dall'attacco
alle Torri Gemelle, svela una citta' divisa in due. Al di sotto
di quella linea di demarcazione, New York non e' piu' New York.
Potrebbe essere Belfast durante una tregua armata, o Roma in
un ferragosto carico di anomala tensione. Il Greenwich Village,
SoHo, Chinatown, l' East Village, il cuore del turismo
newyorchese sono zone spettrali. Niente auto, tutti chiusi
uffici, negozi e locali, poca gente nelle strade. La polizia e i
militari della guardia civile pattugliano le strade, nel timore
che qualche sciacallo approfitti di palazzi deserti, abbandonati
in fretta da un popolo impaurito.
Piu' a sud ancora, nel distretto finanziario, il silenzio
assordante di New York lascia lo spazio a scene di guerra. Un
molo sull'Hudson e' stato trasformato in una grande morgue, dove
cominciano ad arrivare i cadaveri. O quel che ne resta: dalla
montagna di detriti che si erge dove c'era il World Trade
Center, escono mani, gambe, brandelli di corpi. Identificare le
vittime, nella maggioranza dei casi, sara' impossibile. I moli
lungo l'Hudson sono diventati la centrale operativa dell'
esercito dei soccorsi.
La colonna di fumo oggi punta verso Ovest, verso il New
Jersey, e fa da sfondo a scene surreali. In mezzo al caos, si fa
largo una famiglia, padre, madre e due bambini, con un
passeggino carico di sacchetti e la gabbia con il gattino di
casa in mano. ''Ce ne andiamo - dicono i coniugi Morris -
cercheremo di raggiungere alcuni parenti in New Jersey, ma la
nostra auto e' bloccata dai mezzi dei vigili del fuoco. Qui e'
tutto finito, tutto finito...''.
Nelle strade della Lower Manhattan, qualcuno cerca di
mostrare un'impossibile normalita'. Una decina di madri hanno
portato i bambini in un parco giochi del Village, lasciandoli
giocare in un silenzio irreale. I pochi supermercati aperti
hanno gli scaffali vuoti e nessuno sa quando arriveranno le
scorte. La posta non viene consegnata in tutta la citta', la
metropolitana funziona, ma evita Downtown.
Nei 'quartieri del silenzio', a sud della 14/ma, i quotidiani
sono una merce rara. Il  cronista dell'ANSA si e' visto offrire
fino a 25 dollari per una copia del 'New York Times' (che costa
75 centesimi) acquistata 40 isolati piu' nord, in Midtown.
Qualche raro locale si azzarda a tirar fuori i tavolini, in
una meravigliosa giornata di sole. Ma nessuno si siede. Lungo le
strade sfilano lente carovane di barboni, con le loro povere
cose, che si avviano verso nord, cacciati dai loro rifugi nella
parte meridionale della citta'. La Quinta Strada, l'area intorno
al Rockfeller Center e al Chrysler Building sono da ieri
affollati da senzatetto, arrivati dopo alcuni chilometri di
marcia da sud.
Il nuovo centro di Manhattan, il punto che unisce due citta'
divise, e' Union Square. Sui tazebao all'aperto, i sentimenti si
svelano. ''Gli umani sono l'unica cosa da temere'', ha scritto
una mano anonima. ''Gli arabi di questa citta' non temano,
sappiano che sono a casa, sono nostri fratelli''. ''Dio e' l'
unica risposta''. Qualcuno ha lasciato una copia del romanzo
'Executive Orders' - dedicato alle trame della Casa Bianca -
avvolto in un fazzoletto a stelle e strisce. Ci sono cartoline
che mostrano uno skyline di New York che nessuno vedra' mai
piu', con le due torri che svettano sulla citta'. Un rigagnolo
di cera scende da una candela e va a coprire il disegno di due
Torri Gemelle con volti umani, che piangono e si chiedono: ''Vi
sentite meglio adesso? E allora, perche'?''.
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