| Luca Doninelli, Il Giornale, 20 ottobre 2004 'SOTTO IL CIELO D'AMERICA' E DI CRISTO Non una dottrina, non un insieme di regole morali, ma "una vita che incontra la vita". Questo è il cristianesimo. E tutti lo possono incontrare: regolari e irregolari, artisti e travet, padri di famiglia e culattoni. Una vita per tutti, per ogni essere umano così com'è, senza richieste preventive, imprevedibile come la vita, bella come la vita: perché è la vita. Un libro bellissimo, semplice, scritto magnificamente e dedicato a questa vita e solo ad essa, è quindi consigliabile a tutti, anche a quelli che non sono d'accordo, anche a quelli che pensano che il cristianesimo sia una dottrina o un'etica, anche a quelli che pensano che esistano cristiani 'giusti' e cristiani 'sbagliati' - un libro così è appena uscito per la collana 'I libri dello spirito cristiano' diretta da don Giussani per la Rizzoli-Bur. Si intitola Sotto il cielo d'America, costa poco (7,50 euro) e il suo autore, Marco Bardazzi, è un giornalista laico, corrispondente Ansa da New York, nonché ottimo scrittore. Quando l'immenso mondo di cui è testimone, e che è anche un potente mondo interiore (lo si vede da come scrive), acquisterà una forma definitiva, Bardazzi ci darà, ne sono certo, un grande romanzo. Ma già la lettura di Sotto il cielo d'America è un piacere profondo. E badate che questo non lo dico quasi mai dei libri che recensisco, perché trovare un simile godimento in un libro che parla di cristianesimo non è poi così facile. E il godimento è tutto dovuto alla storia, ai fatti di cui Bardazzi è testimone. Anzi, alle tante storie, spesso inizialmente ignare l'una dell'altra, che hanno fatto nascere e crescere l'esperienza cristiana sul suolo d'America a partire dal carisma di Comunione e Liberazione (che in questi giorni celebra i suoi primi 50 anni): non però come lo sviluppo di un programma di conquista - che è quanto di più lontano esista dal pensiero di don Giussani -, bensì come una pianta nata da radice americana, come una cosa americana. Sono tutte storie diverse, nelle quali il caso sembra farla da padrone. Coincidenze. Talora incidenti. Ma piene di una vita che altro non può che comunicarsi. "Erano persone normali, eppure cattolici", dice sinteticamente uno dei protagonisti. E' un'ammissione semplice e disarmante, senza possibili repliche. Perché 'normali' qui vuol dire proprio 'normali', di quella normalità di cui tutti abbiamo bisogno, la normalità cioè delle nostre domande più vere ed elementari, non di quella che umilia come per un'eccezionalità mancata, non raggiunta. Questa normalità ha dato un nuovo start, imprevisto anche per chi la portava, alla storia della Chiesa in America. |